[Intervista] GABRIELS
Gabriels torna con "Fist Of The Seven Stars – Act 5: The Final Conflict", l’ultimo capitolo della sua metal opera ispirata a “Ken il Guerriero”. Dopo anni di lavori corali e narrativamente complessi, il progetto conferma la sua identità epica, teatrale e stratificata, con tastiere e arrangiamenti che guidano la storia e un cast di cantanti scelti con grande attenzione. In questa intervista, Gabriels ci racconta il dietro le quinte della saga, il processo creativo, la scelta dei musicisti e cosa aspettarsi dai prossimi atti.
1. “Fist Of The Seven Stars – Act 5: The Final Conflict” è il nuovo capitolo della tua metal opera. Come si inserisce questo disco nello sviluppo generale della saga? Rappresenta un momento di svolta nella storia oppure un ulteriore passo verso sviluppi futuri?
Sicuramente di svolta, infatti è la fine della prima saga dell'opera. Lo scontro tra fratelli è finalmente giunto al termine e si decreta il vero successore della scuola di Hokuto dei 2000 anni. Ai tempi si pensava che la storia fosse finita qui, invece fu un grande colpo appena si seppe che continuava e continuerò anche io facendo altri due atti, così saranno sette atti come le sette stelle dell'Orsa Maggiore.
2. Il concept del progetto continua a prendere ispirazione dall’universo di “Ken il Guerriero”. Cosa ti affascina ancora oggi di questa storia e cosa ti ha spinto a costruire un’intera saga musicale attorno a questo immaginario?
Semplicemente il fatto che è stato un caposaldo della mia adolescenza. Da ragazzino sognavo di diventare come Ken e ha segnato particolarmente la mia vita e il mio modo di vivere. Quindi eccomi qui da adulto ancora a sognare e spero a far sognare anche il pubblico che mi segue. Cosa mi affascina ancora oggi? L'idea dell'amore vero, dell'amore eterno, della forza che ti può dare perché sai di essere amato qualsiasi cosa accada, qualsiasi lontananza e per qualsiasi tempo... oggi non esiste più.
3. Una delle caratteristiche più evidenti dell’album è il forte richiamo alle sonorità degli anni ’80, tra tastiere molto presenti, melodie AOR e atmosfere epiche. È stata una scelta stilistica precisa fin dall’inizio oppure è qualcosa che è emerso naturalmente durante la composizione?
È una cosa che è emersa naturalmente. Io non scrivo pensando di richiamare un certo stile, scrivo e basta, e noi siamo quello che abbiamo raccolto in tutti gli anni di studio, ascolto ecc... Sono cresciuto negli anni 80/90 e la cosa nasce da sé.
4. Nel disco convivono diversi elementi: progressive metal, hard rock e AOR. Quando lavori a un progetto così narrativo, parti prima dalla musica oppure dalla storia e dai personaggi?
Allora, parto dalla storia e dai personaggi. All'inizio devo guardare le puntate dell'anime e decidere le fasi più importanti da prendere. Una volta decise, compongo sia le musiche sia i testi che si basano sui dialoghi dei personaggi, e poi registro le demo. Le demo poi le mando a tutti i cantanti e i musicisti che faranno il resto. Molto problematica è la scelta dei cantanti: per ogni personaggio ho bisogno di una vocalità specifica che lo rispecchi.
5. Gabriels è sempre stato un progetto molto corale, con numerosi cantanti e chitarristi coinvolti. Come scegli i musicisti con cui collaborare e quanto è importante trovare la voce giusta per rappresentare ogni personaggio della storia?
Direi che è importantissima, e a volte, come già detto, trovo qualche difficoltà. Purtroppo il lavoro è molto duro soprattutto per la scelta dei cantanti che devono interpretare un ruolo e una particolare vocalità. Ad esempio, per il personaggio di Fudo (che è praticamente un gigante) dovevo trovare un cantante con una voce grossa e roca e ho chiamato il cantante dei Drakkar, Dave dell'Orto. Lui aveva il timbro giusto e la stazza giusta. Poi può anche capitare che trovo il cantante giusto ma lui magari in quel momento non può accettare per impegni vari e allora la ricerca continua.
6. In questo album partecipano diversi vocalist con personalità molto diverse tra loro. Quanto cambia l’atmosfera di un brano quando viene interpretato da un cantante specifico?
Ehhh direi parecchio. La scelta azzeccata del cantante fa davvero la differenza. Una traccia cantata da quello sbagliato può non far brillare quel determinato pezzo e personaggio.
7. Le tastiere sembrano avere un ruolo centrale nel suono dell’album e spesso guidano la struttura dei brani. Quanto è importante questo strumento nella costruzione dell’identità musicale di Gabriels?
Beh, essendo io pianista e tastierista, è praticamente lo strumento di cui si basa la mia musica. Io penso tastieristicamente, è chiaro. Come è anche chiaro che il disco non è solo rivolto a chi piacciono le tastiere, ma a tutti.
8. Alcuni brani, come “Sweet Devil’s Eyes” o la title track “The Final Conflict”, hanno una struttura molto teatrale. Quanto è stato complesso trovare l’equilibrio tra narrazione, arrangiamento e impatto melodico?
Mmmm, quanto è stato complesso? No, non è stato complesso, semplicemente mi sono fatto trasportare da quello che dovevo esprimere e tutto è venuto da sé.
9. Il progetto “Fist Of The Seven Stars” è ormai una saga che si sviluppa da diversi anni. Guardando ai primi capitoli, cosa pensi sia cambiato maggiormente nel tuo modo di scrivere e produrre musica?
Mmmm questa è una bella domanda a cui mi viene difficile rispondere. Molto spesso ci si evolve senza nemmeno accorgersi di farlo, ma a noi sembra di essere sempre allo stesso punto. Solo andando indietro nel tempo poi si capisce cosa è cambiato e io credo siano cambiate poche cose ma buone.
10. “Act 5” non rappresenta la conclusione della storia. Puoi anticiparci qualcosa su come proseguirà il concept nei prossimi capitoli e su cosa possono aspettarsi i fan dal futuro di Gabriels?
Certo, vedremo un Ken cresciuto di 10 anni, più maturo e più forte nel corpo, nella mente e nello spirito, con diversi lutti alle spalle che lo accompagnano sempre nel suo cammino da combattente. Devo dire che sarà dura questa volta mettere in musica il suo ritorno, ci saranno tantissimi personaggi nuovi e davvero ancora non so da dove cominciare. Ma ce la farò.
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