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[Recensione] PAVIC "Live To Thrive"

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Full-length, Independent (2026) Originari di Roma, Italia, i PAVIC sono una band hard rock/metal guidata dal chitarrista e fondatore Marko Pavic. Ora tornano con un un nuovo album intitolato "Live To Thrive" e lo definiscono come "una dichiarazione di forza, passione e resilienza. Fondendo la potenza moderna con l’anima del rock classico. L’album rappresenta il lavoro più focalizzato e dinamico della band fino ad oggi. Ricco di riff potenti, melodie travolgenti e uno spirito positivo, Live To Thrive racchiude l’essenza di una band pienamente padrona del proprio suono". Il disco in effetti si presenta potente e davvero frizzante, a partire da una produzione senza sbavature e una band concentrata su un hard rock che potrebbe piacere a coloro che amano o hanno amato band come Alter Bridge, Avenged Sevenfold o Stone Sour. Inoltre ci sono dei piccoli accenni al rock alternativo post-2000, con vaghi riferimenti a Velvet Revolver, Godsmack e ultimi Bush. Pezzi come l'i...

[Recensione] DVM SPIRO "MMXXVI - Grave"

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Full-length, My Kingdom Music (2026) Secondo album per questa formazione torinese, legata con un filo abbastanza diretto ai Nihili Locus, in quanto le due band condividono alcuni componenti nelle rispettive line-up, oltre che la stessa label. E anche in questo caso parliamo di musica oscura, diversa da quella dei Nihili Locus. Il doom metal dei Dvm Spiro affonda le sue radici nei dettami più puri del genere, come i vari maestri del genere insegnano, ma ci sono molte parti acustiche che fanno la differenza, facendo sembrare questo come ""MMXXVI - Grave" come un album abbastanza vario, pur non uscendo dai ranghi del genere. La voce femminile che duetta con quella in growl maschile è un elemento anch'esso abbastanza abusato nel genere ma funziona bene per sottolineare anche i momenti più riflessivi, che sono tanti, che vanno ad alternarsi a quelli più energici. La prestazione di Valeria De Benedectis è infatto un elemento di spicco del disco, e se non ci fosse stata lei...

[Recensione] DISEASE ILLUSION "Plastic Ocean"

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Full-length, Independent (2024) I melodic death metallers Disease Illusion tornano con un terzo album che convince a metà, sebbene la qualità media delle composizioni sia di alto livello, grazie ad una tecnica dei musicisti elevata ed a una capacità della band di sapersi distinguere da molti loro colleghi di genere. Questa band sembra aver fatto tesoro dell'evoluzione del genere degli ultimi due decenni circa e sembra anche aver incorporato nel loro stile un qualcosa di moderno che si traduce in passaggi di duro groove/gothic metal. Le tastiere e l'effettistica enfatizzano questo alone un po' decadente di quest'opera e ogni pezzo non gode di aperure "allegre", anzi...Sembra di ascoltare un connubio un po' improbabile tra dark wave, metalcore e melodic death metal. Ed è proprio qui che la band dimostra capacità e coraggio, ma anche limiti nel saper coniugare in maniera convincente queste varie sfaccettature del sound. Il tutto risulta un po' forzato e s...

[Recensione] DAWN OF A DARK AGE "Ver Sacrum"

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Full-length, My Kingdom Music (2025) Nove album in undici anni non sono uno scherzo. I Dawn Of A Dark Age, capitanati dal clarinettista e polistrumentista Vittorio Sabelli, sono una realtà ispirata e che ha sempre voglia di proporre la propria personale visione di suono, molto lontana da quella che il mercato rock e metal di solito impongono. La via scelta da Sabelli è in salita, ma sta dando grandi soddisfazioni in termini di qualità e innovazione. I Dawn Of A Dark Age sono sempre stati una formazione all'avanguardia, capace di fondere l'extreme metal con il progressive, il folk e altro ancora, e questo era venuto fuori con prepotenza in "Transumanza", uscito circa due anni fa, forse il disco che di più ha proiettato questa formazione nell'Olimpo del metal d'avanguardia estremo. Con questo nuovo "Ver Sacrum", i Dawn of a Dark Age rievocano tempi antichi, viaggi epici e atmosfere quasi meditative, L'approccio è simile per certi versi a quello di ...

[Recensione] AROTTENBIT "You Don’t Know What A Rework Is"

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  Full-length, Time To Kill Records (2025) Arottenbit è un artista italiano, poliedrico a dir poco, che non ama trincerarsi dietro generi di facile fruizione. Questa volta vuole superare ancora i propri orizzonti e invita una carovana di artisti e band per realizzare il successore di "You Don’t Know What Chiptune Is", che questa volta si intitola "You Don’t Know What A Rework Is" (un po' come "Load" e "Re-Load2...va beh, scherziamo).  Dalle parole stesse del mastermind di questo progetto apprendiamo che questo è " un disco completamente collettivo, in cui venti band italiane hanno riscritto i dieci brani del mio album nel loro stile. Dal drone al death metal, dal punk al flamenco: ogni pezzo è diventato qualcos’altro, un territorio sconosciuto dove la mia musica si è trasformata e moltiplicata ". La maggior parte delle registrazioni è stata fatta dallo studio mobile di Arottenbit, girando per tutta Italia per incontrare le band nelle lo...

[Recensione] NEURASTY "Identity Collapse"

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Full-length, Volcano Records & Promotion (2024) Nati nel 2016 a Roma, i Neurasty arrivano nel 2024 col loro debutto discografico sotto forma di full-length, e cioè questo "Identity Collapse". Il gruppo è guidato dalle voci di Viviana Schirone e del chitarrista-cantante Gabriele Vellucci, ben sostenute dalla sezione ritmica composta da Silvio Assaiante (Daemonia & Claudio Simonetti) e David Folchitto (Fleshgod Apolipse). Questo album nelle liriche tratta i traumi e ciò che lasciano nella psiche e nel corpo di chi li subisce. “Identity Collapse” vuole essere, nelle intenzioni della band, un viaggio sonoro nelle più profonde conseguenze psicologiche e somatiche dei traumi sulle persone. Ed a questi temi la band associa una musica pesante, a tratti opprimente, figlia dei tempi sempre più disumanizzanti che viviamo, con un uso della voce particolare, dove si alternano quella pulita femminile (che è prevalente) e quella in scream maschile. L'album può essere definito co...

[Recensione] DIMITRY "The Revolution Of Evolution"

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Full-length, FusionCore Records (2025) Le note di "Undercurrent", quasi stranianti e allucinate aprono questo sesto capitolo di Demetrio Scopelliti e del suo solo project Dimitry, ma successivamente il musicista italo-norvegese dà dimostrazione di classe, tecnica, senso melodico molto spiccato, e confeziona un album sostanzialmente più melodico di quello che ci si potrebbe aspettare. Gli assoli sono infatti sempre impostati sulla melodia, non abbiamo a che fare con un chitarrista cacofonico. Anzi, le note della sua "chitarrona" ad otto corde escono ben distinguibili e pulite, così come le varie composizioni che compongono questo album. C'è un senso del groove molto spiccato nella sua musica, qualche ammiccamento a band come Periphery o Meshuggah nell'approccio ritmico, ma i pezzi viaggiano sempre su uno shredding aperto un po' a tutti gli ascoltatori. Certo, alcuni riff sono molto moderni e la sua chitarra baritona fa risaltare questo aspetto, am in buon...