[Intervista] ENIGMATIC SOUND MACHINES
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Gli ESM continuano ad affinare la loro visione artistica con Divided By One, un album in cui scrittura, produzione e atmosfera sono elementi inscindibili. Ogni scelta creativa, dalle prime discussioni concettuali fino alle armonie vocali finali, è stata pianificata con cura per ottenere un suono al tempo stesso potente e ricco di sfumature. In questa intervista, la band ci accompagna dietro le quinte della realizzazione del disco, raccontando il proprio metodo di lavoro in studio, la filosofia produttiva e le scelte tecniche e artistiche che hanno dato forma a una delle loro opere più ambiziose.
1. Quanto di Divided By One ha preso forma in studio piuttosto che durante la pre-produzione?
Il nostro processo è sempre stato lo stesso. Discutiamo di un nuovo album prima ancora di aver preso in considerazione una sola nota. Decidiamo la direzione stilistica, così come gli elementi enigmatici che dovranno differenziare ogni disco dal precedente, in modo da creare nuove evoluzioni anziché copie carbone dei metodi passati.
2. Avete vissuto lo studio come uno spazio di registrazione o come uno strumento compositivo?
Anche se entrambi disponiamo di studi separati, la maggior parte del lavoro nasce dal talento compositivo di Jeremie e dal suo ambiente di lavoro. Siamo piuttosto ben attrezzati, quindi abbiamo ben poca necessità di affidarci a qualcuno che non sia noi stessi. Per noi lo studio è sia uno spazio compositivo sia un luogo di registrazione.
3. Come gestite la complessità quando sovrapponete molteplici elementi sonori nella stessa gamma di frequenze?
Jeremie è un maestro nell'arte di stratificare i suoni, ma è sempre aperto a suggerimenti riguardo alle diverse combinazioni possibili. È lui quello più tecnico nella gestione degli strumenti e delle apparecchiature che abbiamo a disposizione. Io, invece, tendo a fornire consigli, idee e riferimenti, perché la mia specialità consiste nell'ascoltare e recensire enormi quantità di rock progressivo e, di conseguenza, nell'evitare le possibili insidie che possono presentarsi.
4. C'è stato un momento in cui le scelte di produzione hanno iniziato a influenzare la scrittura delle canzoni?
In una certa misura sì, ma non durante il processo di scrittura vero e proprio. Succede piuttosto prima ancora che inizi, perché dobbiamo evitare di modificare il piano originale e restare fedeli all'obiettivo prefissato. A quel punto Jeremie inizia a comporre il materiale strumentale, lo ascoltiamo insieme e valutiamo se sia necessario apportare qualche modifica. Devo dire, a onor del vero, che la stragrande maggioranza del suo materiale richiede pochissimi cambiamenti. Immagino di essere una fonte d'ispirazione per lui... LOL. A volte cambiamo il titolo del brano (una cosa piuttosto comune nel songwriting), ma i testi li scriviamo sempre alla fine. La musica viene sempre prima. Siccome scrivo continuamente, le parole mi vengono molto facilmente e il risultato finale è quasi sempre spontaneamente quello giusto. Raramente sentiamo il bisogno di modificare qualcosa. In sostanza, cerchiamo di fare le cose nel modo corretto fin dall'inizio.
5. Qual è stata la sfida tecnica più impegnativa durante le registrazioni?
Stranamente, le parti vocali sono state la sfida più grande, perché volevamo inserire più armonizzazioni e cori, ma non eravamo sicuri dei limiti che questo avrebbe potuto comportare. Per fortuna si è rivelato vero il contrario e perfino le tracce vocali di Laura Piazzai hanno richiesto pochissimi interventi.
6. Come riuscite a mantenere chiarezza in un mix così denso e stratificato?
La chiarezza nasce dal trattare ogni album come un'entità a sé stante, con una propria personalità e le proprie particolarità. Inoltre, ci divertiamo davvero a essere creativi e perfino giocosi, come si può intuire da alcuni dei nostri video. Ci siamo concentrati soprattutto sulla creazione di tre potenti tracce di batteria per ogni brano, così da ricreare il cosiddetto "effetto John Bonham", portando il basso in primo piano nel mix e lasciando che tutto il resto riempisse gli spazi rimasti. A quel punto non c'era alcun bisogno di esagerare.
7. Vi è mai capitato di eliminare degli elementi perché erano "troppo", oppure l'eccesso faceva parte della vostra visione?
Parliamo continuamente di contrasti, dettagli, giochi di parole, umorismo e della volontà di inserire piccoli richiami alla tradizione del rock senza alcun timore. Oggi non consideriamo più la ricchezza sonora come un eccesso. Alcuni dei nostri lavori precedenti ci hanno però resi consapevoli del rischio di sovraccaricare il paesaggio sonoro. Troppi strati finiscono per trasformare il tutto in una lasagna decisamente troppo pesante.
8. Quanto è importante l'imperfezione in una produzione così curata?
È una domanda davvero pertinente, perché l'imperfezione potrebbe diventare la vera salvezza della musica realizzata dall'uomo nell'era dell'intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, con gli strumenti oggi disponibili, bisogna essere pienamente consapevoli dei rischi di una perfezione eccessivamente ripulita, iperprodotta e sterile. Abbiamo volutamente lasciato qualche piccolo errore in tutti i nostri album, perché rappresenta quell'elemento umano che riteniamo fondamentale. Del resto, siamo già abbastanza enigmatici così come siamo.
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