[Intervista] FRUSTRATION


I Frustration tornano con Vision Of Infinite Tortures, un lavoro che segna un’evoluzione decisa nel loro percorso, riportando in primo piano un death metal più diretto, violento e senza compromessi. Abbiamo parlato con la band per approfondire le scelte dietro al disco, il loro approccio alla composizione e la visione della scena attuale.

1. Con Vision Of Infinite Tortures avete fatto un ritorno deciso a un death metal più diretto e violento rispetto a The Dead City: è stata una scelta artistica o una necessità espressiva?
Possiamo confermare entrambe le ipotesi: volevamo un sound diverso per il nuovo album, quindi ci siamo lasciati trasportare da ciò che avevamo utilizzato meno e da qui la scelta di focalizzarci su una componente death metal più presente.

2. Il disco è molto compatto, circa 30 minuti: preferite un formato breve e intenso piuttosto che un lavoro più articolato?
Sì, preferiamo avere tracce più corte e dirette nelle nostre composizioni, in modo da non perdere l’attenzione durante l’ascolto e che risultino quanto più compatte e immediate.

3. Alcuni ascoltatori potrebbero percepire una certa uniformità tra i brani: è un rischio che avete accettato consapevolmente?
Sì, anche se a parere nostro il disco risulta nel complesso abbastanza vario, dato che le tracce hanno tutte una certa personalità che emerge con l’ascolto completo dell’album. Sicuramente, se ci soffermiamo sulle prime tracce, sarà più presente la componente death metal, ma già Inner Abyss accoglie un cambio di stile con i suoi mid tempo e subito dopo Chains of The Soul con la sua ritmica più punkeggiante, e così via fino alle ultime tracce.

4. Brani come Creeping Shadows e The Dance of Desires sono stati scelti come singoli: rappresentano al meglio l’identità del disco?
I due brani rappresentano principalmente la componente nuova del disco e l’influenza aggiunta in Vision Of Infinite Tortures che lo differenzia maggiormente dai predecessori.


5. Quanto è importante per voi mantenere un’identità “old school” nel death metal di oggi?
Per noi è molto importante: siamo molto legati alla vecchia scena del metal estremo e ne condividiamo l’attitudine e l’istinto. Come accennavi, anche per questo prediligiamo un impatto senza fronzoli rispetto alla gara di tecnica che contraddistingue il periodo attuale.

6. Il vostro songwriting sembra più istintivo che costruito: lavorate di più sull’impatto o sulla struttura?
Per noi è molto importante mantenere un approccio istintivo: siamo legati alla scena old school e di conseguenza privilegiamo l’impatto rispetto alla costruzione troppo tecnica o artificiosa.

7. Pensate che la scena death metal attuale premi ancora dischi così diretti o richieda più sperimentazione?
Ci sono ancora uscite valide che rimangono nel tempo legate alle proprie radici, nonostante gli anni che avanzano. Noi ci limitiamo a seguire i nostri gusti, anche se le nostre sperimentazioni rimangono legate a ciò che ci ha accompagnato negli anni e che non abbiamo ancora inglobato in nessun lavoro. I Frustration non si definiscono in un genere né cercano innovazioni a tutti i costi: proviamo a proporre qualcosa di diverso a ogni lavoro, letto nella nostra chiave, senza limiti. Questo è sicuramente un rischio, ma di certo non faremo mai nulla in previsione del risultato finale o in base a ciò che va maggiormente nel periodo.

8. Guardando questo album a distanza, cosa cambiereste oggi?
Onestamente nulla, siamo soddisfatti del risultato. Poi, quanto scaturirà dai vari pareri che raccoglieremo potrà forse influenzare il prossimo lavoro.
C’è sempre tempo per creare qualcosa di nuovo o di diverso, quindi perché modificare ciò che è stato già fatto?


Links:
Facebook
Instagram

Commenti

Post popolari in questo blog

[Intervista] DRAMANDUHR

[Recensione] PAVIC "Live To Thrive"

[Recensione] DIMITRY "The Revolution Of Evolution"