[Intervista] ENTROPY: il nuovo corso passa da "Dark Signs"


Con oltre trent'anni di attività alle spalle, gli Entropy continuano a guardare avanti senza nostalgia e senza compromessi. Il nuovo album "Dark Signs" rappresenta un punto di svolta per la formazione lombarda: un lavoro che unisce potenza, melodia e una maggiore maturità compositiva, frutto anche dell'ingresso stabile del chitarrista e produttore Biagio Valenti. Abbiamo parlato con la band del nuovo disco, della loro evoluzione artistica, del valore dell'esperienza live e di ciò che significa continuare a fare metal nel 2025.

1. "Dark Signs" è il vostro ultimo capitolo discografico: quali erano gli obiettivi principali che vi siete posti durante la sua realizzazione?
"Dark Signs" rappresenta per noi un'evoluzione e una maturazione artistica. L'obiettivo era realizzare il miglior album possibile, qualcosa di più potente, melodico e curato rispetto a quanto fatto in passato. Volevamo un disco che ci rappresentasse davvero e che fosse capace di far emergere tutte le sfaccettature della nostra musica. Per questo ci siamo affidati a Biagio Valenti (chitarra), che con il suo lavoro sugli arrangiamenti e sulla produzione ha avuto un ruolo fondamentale nel risultato finale. Da allora è entrato stabilmente nella band e ne siamo davvero felici.

2. Dopo tanti anni di attività, cosa vi spinge ancora a scrivere e pubblicare nuova musica?
È una cosa piuttosto difficile da spiegare razionalmente. Per noi scrivere musica è sempre stato naturale: è il nostro modo di stare insieme e di esprimerci. Ci piace comporre, metterci in discussione, sperimentare nuove idee e vedere dove ci portano. Finché tutto questo continuerà a divertirci, andremo avanti senza farci troppe domande.

3. In che modo "Dark Signs" si differenzia da album come "Ordinary Lives" e "Wrong Days"?
Pensiamo che "Dark Signs" sia il disco in cui siamo riusciti a esprimere meglio la nostra identità. È più potente, ma anche più melodico, più tecnico e più curato negli arrangiamenti. In generale è un lavoro più maturo e completo, ed era esattamente quello che volevamo ottenere.

4. Il disco alterna potenza e melodia con grande equilibrio: come nasce il vostro processo compositivo?
Di solito la scrittura passa attraverso due fasi. All'inizio lasciamo semplicemente fluire le idee, senza porci troppi limiti o fare troppi ragionamenti. Tutto può partire da un riff, una melodia vocale o un groove di batteria, fino a ottenere una sorta di ossatura del brano. Successivamente arriva la fase in cui mettiamo ordine, lavorando sugli arrangiamenti, sulle armonie e sulla struttura, cercando sempre di mantenere il giusto equilibrio tra impatto, tecnica e melodia, che è un aspetto a cui teniamo molto.


5. "Box 44" aveva già mostrato alcune nuove direzioni stilistiche. Quanto quel brano ha influenzato il resto dell'album?
In realtà "Box 44" non ha influenzato il resto dell'album, perché faceva già parte di quel percorso. È uno dei brani su cui abbiamo lavorato per "Dark Signs" e condivide naturalmente la stessa direzione artistica. Forse qualcuno l'aveva già ascoltato dal vivo in una versione embrionale, ma era soltanto un'idea iniziale. La versione definitiva è quella presente sul disco ed è anche quella che proponiamo oggi nei concerti.

6. La cover di "Black Metal" dei Venom è una dichiarazione d'intenti: cosa vi ha spinto a reinterpretare proprio quel pezzo?
Più che una dichiarazione d'intenti, è stata un'idea di Biagio Valenti, che tra l'altro è probabilmente quello meno legato a certe sonorità tra tutti noi (ride). Credo che per lui rappresentasse una sorta di sfida personale: reinterpretare il brano con una veste completamente diversa e arrangiamenti inediti. È una cosa che gli piace moltissimo fare. L'idea ci ha convinti subito. Chi conosce l'originale probabilmente resterà spiazzato, ma proprio per questo il risultato finale ci sembra davvero interessante.

7. Quanto conta oggi la dimensione live per una band storica come gli Entropy?
Conta tantissimo. Suonare dal vivo è sempre stata una delle parti più belle dell'essere una band. È il momento in cui tutto il lavoro svolto in sala prove e in studio prende vita davanti al pubblico. Inoltre, il live resta uno dei modi migliori per far conoscere la nostra musica e creare un contatto diretto con chi ci segue.

8. Avete percepito cambiamenti nel pubblico metal italiano rispetto agli anni Novanta?
Sicuramente il rapporto con la musica è cambiato. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta c'era un approccio diverso: c'era più attesa e un coinvolgimento maggiore nel seguire le band e le loro uscite discografiche. Oggi tutto è molto più accessibile e questo ha inevitabilmente cambiato il modo di vivere la musica. Non è un giudizio, ma una semplice constatazione. Per chi fa musica, invece, tra album e concerti, tempo, soldi, energie e, in alcuni casi, perfino la salute, resta comunque un'attività impegnativa e dispendiosa come lo è sempre stata (ride). Detto questo, per noi il vero contatto con il pubblico è quello che nasce durante i concerti. Spesso i fan vengono a salutarci e a scambiare due parole dopo lo show: è una cosa che apprezziamo moltissimo e che ci ricorda perché continuiamo a fare tutto questo. Li ringraziamo sinceramente per l'affetto e il rispetto che ci dimostrano ogni volta.

9. Entrare nel roster di Rock On Agency ha aperto nuove opportunità per la band?
Assolutamente sì. Siamo orgogliosi che una realtà importante come Rock On Agency abbia deciso di credere in noi. Entrare nel loro roster ci permette di dare a "Dark Signs" la visibilità che merita e di ampliare la nostra attività dal vivo, che resta uno degli aspetti più importanti del nostro percorso.

10. Quali sono i prossimi obiettivi degli Entropy dopo "Dark Signs"?
In questo momento il nostro obiettivo principale è portare "Dark Signs" sui palchi il più possibile e raggiungere nuovi ascoltatori. Come abbiamo già detto, questo album rappresenta per noi una svolta significativa, quindi speriamo che sia soltanto il primo passo di una nuova fase ricca di concerti, nuove opportunità e tante soddisfazioni.

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