[Recensione] DENNIS ATLAS "Principle"
Full-length, MRI
(2026)
Dennis Atlas non è più solo “il tastierista dei Toto arrivato da poco”. Principle è il suo vero manifesto personale: un disco che prova a mettere in musica una tesi piuttosto chiara, anche se non sempre facile da tenere sotto controllo. Il concetto è semplice e ambizioso allo stesso tempo: istinto contro intenzione, controllo contro abbandono. E il risultato è un album che vive esattamente in mezzo a queste due spinte, senza mai scegliere davvero una sola direzione. Il dettaglio interessante è proprio la costruzione del disco: brani nati in camere d’albergo, rifiniti in studio e completati solo quando serviva davvero un contributo esterno. Non un progetto “con ospiti”, ma un sistema selettivo dove entrano solo i musicisti necessari. Il risultato è un disco che suona quasi come una band, ma resta comunque profondamente centrato sulla visione di Atlas.
L’apertura con Surprises From Within è già una dichiarazione di metodo: tensione interna che diventa esplosione controllata. Marco Minnemann spinge il brano con precisione chirurgica, Steve Bonino dà solidità al basso, mentre Atlas stratifica tastiere e chitarre senza mai scivolare nel superfluo. Qui il “principio” è chiaro: tutto nasce dentro, poi esplode fuori. Violent Power, co-scritto con Bonino, è il vero manifesto del disco. Minnemann torna a martellare, Atlas si prende tutto il resto sulle spalle e il brano diventa una dichiarazione di forza più che una semplice canzone. La violenza, in questo caso, non è distruzione ma volontà. È un concetto forte, quasi programmatico, e il pezzo lo traduce in modo diretto.
Poi il disco inizia a muoversi su territori più variabili. Scare Me cambia atmosfera e diventa una sorta di duello a due: Atlas costruisce la base, poi entra Steve Lukather che rilegge il brano con un solo che sposta tutto su un altro piano, tra rock e fraseggio quasi jazzato. Qui il pezzo smette di essere quello che era e diventa qualcos’altro: teatro più che canzone. Games alza ulteriormente la complessità. È un brano stratificato, quasi teatrale, con Atlas e Joseph Williams che lavorano su registri vocali bassi e intrecciati, Shannon Forrest che costruisce una struttura ritmica nervosa e Ron “Bumblefoot” Thal che entra e apre letteralmente il pezzo in due con un solo che passa dalla melodia al caos controllato. David Paich aggiunge tessiture che tengono insieme tutto il quadro. È tanto, forse anche troppo, ma funziona.
Con Instincts il disco entra nella zona più interessante dal punto di vista concettuale: conflitto interno reso esterno. Forrest è preciso ma espressivo, Trev Lukather aggiunge chitarre di colore, Paich rifinisce gli spigoli. Atlas lavora su linee di synth e basso che sembrano inseguire una melodia che si rifiuta di stabilizzarsi. È quasi prog-pop mascherato da riflessione filosofica, e sorprendentemente tiene. Il momento di pausa reale arriva con Different World: solo piano e voce. Nessun ospite, nessun filtro. È il pezzo più diretto e probabilmente il più sincero del disco. Qui non c’è costruzione, non c’è dimostrazione: solo scrittura lasciata respirare. E proprio per questo funziona.
Da lì in poi il disco riparte su registri più ricchi e meno lineari. Candy on Mars è groove e istinto puro, con un basso sporco e funk e la mano “in spirito” di John Pierce a guidare l’impianto. Lukather torna a dare elettricità al tutto e il pezzo vive di jam trasformata in forma definitiva. When the Monster Attacks porta il lato più oscuro del concept: tensione psicologica, ambiguità, controllo che si trasforma in minaccia interna. Shannon Forrest qui non accompagna, costruisce attivamente la forma del brano. È uno dei punti più concettualmente forti del disco, anche se non sempre immediato. Il livello medio si alza di nuovo con Save It For Tomorrow, forse uno degli episodi più riusciti: sofisticazione alla Steely Dan, ambizione prog e una leggerezza solo apparente. Greg Phillinganes aggiunge profondità armonica, Warren Ham col sax firma uno dei momenti più vivi del disco. Qui Atlas sembra finalmente non dover dimostrare nulla e semplicemente scrivere bene.
La chiusura con We Can Be the Future riporta tutto su un piano più personale. Bonino, Paich e Roger Atlas (fratello di Dennis) entrano in gioco per un finale che non guarda indietro ma avanti. È un brano di movimento, costruito su energia più che su teoria, e chiude il disco con un’idea semplice ma efficace: tutto questo percorso non è un esercizio, ma una direzione. Il punto resta lo stesso: Principle è un disco pieno, ambizioso, a tratti quasi sovraccarico, ma sempre guidato da una visione precisa. Non tutto è perfettamente equilibrato, e qualche volta la quantità di idee supera la loro necessità reale. Però il risultato non è mai vuoto.
Atlas non sta cercando di fare un disco perfetto. Sta cercando di capire come si tiene insieme un’identità. E, nel bene e nel male, questo album lo si sente in ogni singolo passaggio.
M. Abominio
01. Surprises From Within
02. Violent Power
03. Scare Me
04. Games
05. Instincts
06. Different World
07. Relative Fiction
08. Candy On Mars
09. When the Monster Attacks
10. Save It For Tomorrow
11. We Can Be The Future
Musicians:
Dennis Atlas – Vocals, Drums, Guitar, Bass, Keyboards
~ With:
Marco Minnemann – Drums (1 & 2)
Steve Bonino – Bass, Guitar (1,7 & 11)
Steve Lukather – Guitar (3 & 8)
Joseph Williams – Additional Vocals (Joe’s Lows) (4)
Shannon Forrest – Drums (4)
Bumblefoot – Guitar (4)
David Paich – Additional Keyboards (4)
S. Forrest – Drums (5,7,8,9 & 10)
Trev Lukather – Guitar (5)
D. Paich – Additional Keyboards (5 & 11)
Warren Ham – Saxophone, Shaker (10)
Greg Phillinganes – Additional Keyboards (10)
Roger Atlas – Additional Guitar (11)
Links:
~ With:
Marco Minnemann – Drums (1 & 2)
Steve Bonino – Bass, Guitar (1,7 & 11)
Steve Lukather – Guitar (3 & 8)
Joseph Williams – Additional Vocals (Joe’s Lows) (4)
Shannon Forrest – Drums (4)
Bumblefoot – Guitar (4)
David Paich – Additional Keyboards (4)
S. Forrest – Drums (5,7,8,9 & 10)
Trev Lukather – Guitar (5)
D. Paich – Additional Keyboards (5 & 11)
Warren Ham – Saxophone, Shaker (10)
Greg Phillinganes – Additional Keyboards (10)
Roger Atlas – Additional Guitar (11)
Links:
.jpg)
Commenti
Posta un commento