[Recensione] BOB SALIBA "Testimony"

Full-length, FTF Music
(2026)

Prima di entrare nel merito di “Testimony”, vale la pena inquadrare meglio la figura di Bob Saliba, artista dalla traiettoria tutt’altro che ordinaria. Con i Galderia ha pubblicato due album in studio e un live, raggiungendo milioni di ascoltatori e consolidando una reputazione internazionale nell’ambito power/prog. Parallelamente interpreta Aedan nel progetto space opera Aedansky, il cui debutto ha superato i 100.000 stream su Spotify in un solo mese. Le collaborazioni non mancano: dalla band russa Rubicon ai brasiliani Daemons Vault, fino al lavoro al fianco del batterista di fama mondiale John Macaluso. Nel corso degli anni Saliba ha attraversato molteplici realtà – Stonecast, Debackliner, Bob Oliver Lee, Quiet Human, Ninmah – esplorando varie declinazioni del rock e del metal. Ha aperto concerti per nomi di primo piano come Therion e Blaze Bayley, calcando palchi di rilievo tra cui il Sonisphere Festival 2025. È inoltre divenuto frontman della Sloane Square Band, debuttando con Studio Live Session. La carriera solista ha preso slancio con Hosts of a Vanish World (2024) e con l’intimista Our Constellation (2025), lavori che hanno preparato il terreno al passo successivo.

Quel passo si chiama “Testimony”: un album che non è soltanto musica, ma presa di posizione. Saliba affronta di petto il tema dell’ingiustizia paterna e dell’abuso emotivo, trasformando l’esperienza personale in un atto di denuncia e resistenza. Il disco è dedicato al figlio, alla famiglia che lo ha sostenuto senza riserve, agli amici rimasti leali, ma anche a tutti quei genitori e bambini travolti da dinamiche manipolatorie e da un sistema giudiziario percepito come incapace di tutelare davvero l’interesse dei minori. Non c’è rabbia scomposta, bensì una determinazione lucida: “Testimony” suona come una dichiarazione pubblica di verità, un rifiuto di piegarsi al silenzio.

Dal punto di vista sonoro, l’album si colloca in una zona di confine tra AOR e progressive metal, con un marcato retrogusto di hard rock anni Ottanta. Le chitarre vibrano di energia, la batteria – impreziosita dal tocco autorevole di John Macaluso – imprime dinamismo e carattere, mentre la scrittura alterna potenza e ricercatezza. Saliba non rinuncia mai alla melodia: accanto a brani più immediati e fruibili come “Our Constellation” o “Conversations”, emergono episodi più strutturati e muscolari quali “Ride the Quasar”, “Interconnected”, “Scavengers” e “Alienation”, dove l’impronta progressive si fa più evidente.

Questo equilibrio tra accessibilità e complessità è uno dei punti di forza del disco. Le canzoni scorrono con naturalezza, mantenendo alta l’attenzione grazie a refrain incisivi e a una costante cura degli arrangiamenti. Le chitarre di Saliba si muovono con esuberanza controllata, mentre la sua voce – intensa ma mai artefatta – trasmette un ventaglio emotivo che va dalla fragilità alla fierezza. Interessanti anche alcuni inserti di mandolino e bouzouki, che aggiungono colore e personalità all’insieme.

Pur richiamando fortemente l’estetica sonora degli anni ’80, “Testimony” beneficia di una produzione moderna, limpida e potente, capace di valorizzare ogni dettaglio senza snaturarne il calore analogico. Il risultato è un lavoro che suona nostalgico e attuale al tempo stesso: un disco radicato in una tradizione precisa, ma capace di parlare al presente con autenticità e convinzione.

In definitiva, “Testimony” rappresenta un capitolo centrale nel percorso di Bob Saliba: un album coraggioso, tecnicamente impeccabile e profondamente sentito, che unisce denuncia personale e solidità musicale. Consigliato a chi ama l’hard rock anni ’80 suonato con classe, ma anche a chi cerca nella musica una voce sincera e una storia che merita di essere ascoltata.

M. Abominio

Tracklist:
01. Our Home
02. Dark Lands
03. Ride the Quasar
04. Conversations
05. Our Constellation 2.0
06. Praying Mantis
07. Through the Solar Winds
08. Alienation
09. Albert
10. Interconnected
11. Scavengers
12. Black Witch
13. Final Lullaby

Line-up:
Bob Saliba: Lead vocals, guitars (lead, rhythm & acoustic),lyre, mandolin, greek bouzouki
Bruno Pradels: Bass, arrangements, orchestrations and 1st guitar solo on Praying Mantis (06)
John Macaluso: Drums & percussions
Philippe Kalfon: Guitar solo on Black Witch (12)

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